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Addii, ritorni, prestiti e ritardi: Juve-Higuain, un biennio in altalena

Gonzalo Higuain, 32 anni, attaccante argentino della Juventus. Getty

Oggi è previsto il rientro in Italia dell’argentino, reduce da due anni turbolenti: dal doppio prestito a Milan e Chelsea al rilancio con la Juve, ma ora rischia il posto e il futuro è in bilico

Il giorno, forse, è arrivato: salvo imprevisti legati ai voli, Gonzalo Higuain atterrerà oggi a Torino (ultimo dei bianconeri), per poi chiudersi in quarantena in attesa di tornare a lavorare con i compagni tra 14 giorni. In tanti si domandano come tornerà in Italia, fisicamente (l’estate scorsa si presentò tiratissimo in ritiro, ma in passato gli è capitato di lasciarsi andare durante i periodi di sosta) e mentalmente.

Pradè colpito dal coronavirus: «Ho contagiato tutta la famiglia»

Il direttore sportivo viola positivo al Covid-19. A marzo i primi casi tra giocatori e staff medico nel club toscano. Nei giorni scorsi altri 6 contagiati

Anche il direttore sportivo della Fiorentina Daniele Pradè è stato colpito dal coronavirus. Lo racconta lui stesso al giornalista Gianluca Di Marzio. Su Sky Sport verrà trasmessa l’intervista-confessione del dirigente viola. «Fa male vedere tutta la famiglia ammalarsi a causa propria, il calcio può far capire come sarà la nuova vita», dice Pradè nelle anticipazioni trasmesse da Sky. «Ho portato il virus in casa, l’ho trasmesso a mia moglie, a mia figlia, ai miei cognati e ai miei nipoti e soprattutto ai miei suoceri, che sono stati ricoverati per 30 giorni.

Nella sfortuna sono stati ricoverati allo Spallanzani che è un posto di importanza primaria nel mondo per questo tipo di malattie. Il momento più brutto è quando vedi tutta la tua famiglia ammalarsi pian piano, è un virus subdolo e bastardo».

Quaderni, droni, kite-surf e quel cappotto rosso… Entriamo nel mondo di Nagelsmann

Aneddoti e curiosità sul possibile futuro tecnico del Milan che alla guida del Lipsia ha già bruciato le tappe

Il mondo di Julian. Ecco alcune curiosità su Nagelsmann, allenatore del Lipsia, che ha portato ai quarti di Champions e definito il tecnico del futuro.

SEMPRE IL PIÙ GIOVANE—   Julian Nagelsmann è diventato il più giovane allenatore «stabile» della Bundesliga, quando nel 2016 è subentrato a Huub Stevens sulla panchina dell’Hoffenheim. Aveva 28 anni. Come allenatore ad interim, per una sola partita, lo batte però Bernd Stoeber, che nel 1976 a 24 anni guidò il Saarbruecken per una partita di Bundesliga. Nagelsmann ha continuato a battere record di precocità: l’ultimo è quello di aver giocato e vinto una partita di eliminazione diretta in Champions a 32 anni e 211.

Il suo Lipsia ha eliminato il Tottenham di Mourinho. Nagelsmann viene chiamato anche piccolo Mourinho. Non ama i social, ne sta lontano. Fa beneficenza per l’iniziativa caritatevole Common Goal.

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Perrotta sul 2006: “Non pensavo di giocare i Mondiali, mio fratello ci ha visto lungo…”

Simone Perrotta racconta alcuni aneddoti della sua carriera. Doveva testimoniare al matrimonio del fratello che gli “impose” come data l’11 luglio del 2006 un anno e mezzo prima, quando il centrocampista non era neanche convocato…

Simone Perrotta, mondiale… per caso. L’ex centrocampista della Nazionale Campione del Mondo 2006 ha raccontato la propria carriera. Le sue parole sono state riprese da Sky Sport. 

TENACIA – Dalla Reggina alla Regina d’Italia, poi nella Capitale e in cima al mondo. Tutto raggiunto cogliendo l’attimo. “Ho iniziato a Reggio Calabria avevo 14 anni mi ha adottato e ha fatto del calcio il mio mestiere”. Il salto alla Juventus non fortunatissimo. “Essere catapultato in quella realtà non era facile. Da una parte mi ha spaventato, dall’altra mi ha fatto capire come affrontare la mia carriera e arrivare a certi livelli. Io credo che non basti solo il talento per arrivare a giocare a certi livelli. Serve anche saper raccogliere l’opportunità come saper cambiare ruolo. Quella scelta era nata per esigenza.

L’aria era tesa, anche per me. Il mister era in discussione. Poi ci fu questa “genialata” che cambiò il percorso calcistico mio e di altri, compreso Spalletti. Ero un trequartista d’interdizione, come disse Tommasi. Mi spiace non aver vinto lo scudetto del 2010  dopo una cavalcata straordinaria. Vorrei rigiocare Roma – Sampdoria”.

Vialli racconta: “Fisicamente sto bene, ma ho ancora paura”

Vialli Sampdoria

Gianluca Vialli ha vinto sicuramente la partita più importante della sua carriera. L’ex attaccante di Juventus e Sampdoria tra le altre ha sconfitto il tumore al pancreas, uno dei più aggressivi e letali. Un calvario che Vialli sembra essersi messo alle spalle: “Fisicamente mi sento bene, ma non saprai mai se è finita fino a quando non saranno trascorsi alcuni anni senza problemi. Il cancro è un viaggio con un compagno che non vuoi”. Queste alcune delle sue parole al The Times.

Durante la sua intervista, Vialli ha raccontato quali sono le sue sensazioni ora: “Ci vorrà molto tempo per sbarazzarsi di quella sensazione, ogni volta che ti svegli o vai a dormire con un po’ di mal di pancia o mal di testa o un po’ di temperatura alta, pensando “Oh mio Dio, è tornato”. Sei fragile. Non ho mai pensato che essendo un calciatore ero invincibile, sapevo di essere umano. Nessuno vuole qualcosa del genere, ma quando succede, devi vederla come un’opportunità per conoscerti meglio”

Ibra, un dribbling dietro l’altro al Covid. L’ultimo lo farà al Milan?

Zlatan Ibrahimovic al lavoro con l'Hammarby. Afp

Dagli allenamenti in gruppo (partitelle comprese) all’Hammarby ai campi di Milanello tutti per lui, fino alla quarantena già interrotta: ecco come Zlatan ha gestito l’emergenza, in attesa di un futuro che resta incerto

Certo, con un aereo privato e con un club di cui si possiede un quarto delle quote, la cosa può essere più agevole. Ma fino a un certo punto. Perché in tempi di coronavirus di scontato c’è poco. Eppure c’è anche chi sull’emergenza sanitaria e sulle conseguenti restrizioni riesce a surfare sopra, restano in equilibrio senza farsi travolgere dall’onda.

Due mesi in silenzio, Zhang da Nanchino riaggiorna l’Inter: rientro in Italia? Ora no

Steven Zhang, 28 anni, presidente dell'Inter

Dal «pagliaccio» a Dal Pino all’ultimo post social del 15 marzo: il presidente ha scelto la seconda fila, tornerà a parlare solo a futuro della A chiarito

Silenzio a Nanchino. Dov’eravamo rimasti, con Steven Zhang? Al pagliaccio urlato via social al presidente di Lega, Paolo Dal Pino, la notte del 2 marzo, quando il coronavirus stava conquistando l’Italia. O alla successiva intervista alla Gazzetta. Anzi no, ultima uscita pubblica al convegno di Londra di tre giorni dopo, in compagnia di Andrea Agnelli. Poi il nulla. Un volo per Nanchino e fine delle trasmissioni. Almeno quelle ufficiali, s’intende.

NIENTE SOCIAL—   Zhang è ancora a Nanchino, due mesi e mezzo dopo. Di date per il rientro in Italia non c’è neppure l’ombra, per il momento. Di voglia di intervenire direttamente sulla questione ripartenza della Serie A, men che meno. Il presidente dell’Inter è sparito dalla scena, anche quella social, che pure frequentava in maniera abbastanza costante. L’ultimo post, messaggio di fratellanza Italia-Cina, è targato 15 marzo, due mesi fa. Poca voglia di intervenire: posizione di attesa, in fondo l’attenzione che aveva riservato alla questione Covid-19 – parsa a tutti in un prim momento eccessiva – s’è invece tristemente rivelata azzeccata. Zhang ha scelto la via del silenzio.

Dal quartier generale di Suning, poco distante dal centro tecnico dello Jiangsu, è in contatto costante con i dirigenti del club sulle questioni più urgenti, i budget da aggiornare a fronte della pandemia, le partnership da consolidare, il canale beneficenza sempre aperto e i dialoghi sulla parte sportiva, relativi alla politica e al campo. Insomma: Zhang non è sparito. S’è messo in seconda fila ad osservare. Tornerà a parlare e a farsi vedere/sentire sui social, ma non prima che la situazione del calcio nostrano si sarà definita una volta per tutte.